By instrapiombo.com - 2010

Traduzione a cura di Ana Sanz Cortés in collaborazione con Monica Bottero

Nazionalità: Española

Residenza: Toledo

Età: 39 anni

Peso: 49 kgs Altezza: 1,68

Alimentazione: Bassa in grassi, alta in carboidrati, giusta in proteine e calorie per rimanere nel mio peso attuale in un modo sano.

Musica: Sebbene una buona canzone vada oltre la distinzione di genere, per lavorare di solito ascolto un po’ di jazz, blues, classica, pop oppure indie; per allenarmi ascolto metal, oppure qualcosa di hard rock, come quello scandinavo oppure spagnolo, e per ballare, mi piace tutto ciò che mi fa saltare e cantare...

Colore:  Ehm... per esempio il rosso mi piace tanto, ma in generale direi che il mio colore favorito è l’arcobaleno, c’e un colore per ogni momento...

Sogni:  Tanti... infiniti, finché vivrò... almeno spero...

Love: Sempre, sopratutto amare...

Le più belle realizzazioni in falesia: Tantissime, sebbene a volte non me ne renda subito conto, nel momento in cui le vivo... Ogni giorno mi piace sempre di più arrampicare, ma forse il momento che mi ha dato più gioia è stato quando ho fatto il mio primo 7A a vista.

On sight: A vista: 8a RP: 8c Boulder: Non lo pratico più da circa 10 anni, ma a quel tempo facevo il 7A

I migliori risultati in competizione: Terza nella Copa de España 1997

 

Portfolio: Eva Lopez on White Zombie 8c - Baltzola (ESP)

 

- Ti ricordi il giorno in cui ti sei detta: "Voglio essere una scalatrice”?

Sì. E’ stato quando vidi un cartello affisso in biblioteca di un corso di arrampicata. Il corso era già iniziato da una settimana, ma nonostante la mia timidezza, contattai gli organizzatori per telefono e con certezza vi partecipai. Una volta là, appena iniziai ad arrampicare, mi fu subito chiaro: era ciò che avevo sempre cercato senza rendermene conto, era proprio lo sport che mi piaceva di più, non mai mi ero mai divertita così. Volevo impegnarmi e diventare brava ad ogni costo, volevo diventare una scalatrice.


- Quali sono gli scalatori/trici che t'impressionano di più?

Più che impressionarmi, è solito che mi motivino e mi emozionino non solo gli scalatori/trici, ma quegli sportivi che nonostante tutti gli incidenti, dolori e problemi che incontrano sulla strada, non abbandonano mai e continuano a lottare sempre per realizzare i propri obiettivi e progetti. Tutti quelli che in più hanno usato lo sport come mezzo di miglioramento personale, che non siano solo eccezionali come atleti, ma anche come persone.


- Pensi ci sia maschilismo nel mondo della scalata o le donne che hanno qualcosa da dire sono poche?

Bene, generalmente ci sono meno scalatrici che scalatori, quindi è certo che siamo meno visibili, semplicemente per statistica. Ultimamente, sto analizzando le diverse ragioni per cui non ci sono tante ragazze davvero motivate in questo sport.
Molte arrampicano per potere stare più tempo vicino ai loro fidanzati scalatori, ma non hanno voglia di migliorare perché non si è trattato di una loro scelta, quindi prima o poi smettono...
Altre sicuramente non iniziano ad arrampicare mai, forse a causa di alcune caratteristiche proprie dell’arrampicata come la capacità di gestire e affrontare il rischio di volo (caduta), le vertigini, la forza bruta, l’idea di diventare indipendenti e apprendere a cavarsela da sole in quest’ambiente, senza l’aiuto di nessuno... forse perché fanno quello che la società si aspetta da noi donne,… oppure forse perché il nostro corpo non si è liberato del bisogno di effettiva protezione, questo per ragioni evolutive, e nemmeno della minore capacità di rischiare oppure di combattere...
Mi chiedo anche, se forse in questo modo tante ragazze cerchino di richiamare l’attenzione dei ragazzi, oppure alcune esercitino il ruolo nella coppia o nel gruppo delle “deboli” o delle indifese per godere di attenzione, protezione, sicurezza e comodità... Queste donne però non si rendono conto che così facendo, stanno perpetuando un’immagine della quale dobbiamo liberarci: “quella della donna che si veste per piacere agli uomini”, “che fa cose femminili” ecc.
D’altra parte, è certo che quando una donna fa una via dura, questa via diventa automaticamente “di moda” e subisce l’assedio di orde di scalatori che ci fanno la coda sotto nell’aspettativa di salirla facilmente perché e stata fatta da una donna.
Va bene,... per natura noi donne abbiamo minor forza massima assoluta, e a causa dei nostri ormoni, abbiamo in media più grasso da portare come carico addizionale, ma ciò che loro non sanno è che ad un livello relativo, le donne possono essere molto più forti che molti di loro. E che su alcune vie possiamo anche andare meglio di loro... Ma bisogna solo tentare la via per darne prova.
In ogni caso, se c’è tanto lavoro da fare nella nostra società per ottenere l’uguaglianza tra i generi, lo stesso vale per qualsiasi sport. Sicuramente potremmo iniziare col tentare di avere un rapporto di eguaglianza già all’interno della coppia invece di una lotta di potere come accade in molte circostanze, oppure di giocare a uomini contro donne nelle conversazioni, incluso il prendersi gioco gli uni degli altri dicendo “gli uomini sono”, “le donne sono”. E le barzellette? E che cosa dire del linguaggio sessista?


- Ti appassiona la storia di una via e realizzare vie mitiche?

No, direi di no. Non mi interessano i miti. Sono anzi “anti” tutto ciò che contiene la parola mito... Il fatto che una via diventi famosa dipende quasi sempre da circostanze casuali, come per esempio che l’abbia scelta una certa persona “famosa”, affinché sia la sua prima via di un certo grado massimo, o perché é stata molto ripetuta per qualsivoglia ragione, inclusa la precedente ecc., però ciò non vuol dire che quella via sia di qualità, o ancora più importante, che abbia i requisiti da renderla un bel progetto realista per me...

- Con quali criteri scegli i tuoi progetti?

Mi piace arrampicare al mio limite, quindi quando sono in forma, cerco la massima difficoltà, ossia il massimo grado che posso fare in quel momento. Inoltre più aumenta la difficoltà, o più mi allontano dai miei punti di forza, e più mi motivo. Più grande è la sfida, più mi attrae.
Dall’altra parte, io scelgo quelle vie su cui ho informazioni concernenti la loro qualità, tengo comunque sempre presente altre caratteristiche pratiche, come il fatto che non siano lesive per me.
Infine è molto importante che siano in una falesia accessibile e relativamente vicina per poterci andare un numero sufficiente di giorni e con la frequenza necessaria per fare la via nel periodo che ho pianificato. Quando ho scelto la via che risponde alla maggior parte dei requisiti richiesti, la provo e se riesco a fare tutti i singoli in un numero limitato di tentativi, automaticamente diventa il mio progetto. Normalmente, salvo infortuni o causa di forza maggiore, finché non la realizzo, non l’abbandono.

- Ti alleni in modo specifico per concatenare un progetto?
No, per ora no.
Ma è vero che col fatto di provare una via di massimo livello, proprio perché implica una sfida così grande da dovermi sforzare al massimo per sviluppare tutto il mio potenziale, mi diventa più facile percepire le debolezze o gli aspetti che sono meno allenati. In questo caso sì, mi serve come metodo di valutazione e diagnostico per potermi allenare meglio e diventare una scalatrice più completa.
Non mi è mai piaciuto però allenarmi specificamente per una sola via, perché questo presuppone specializzarmi così tanto da rischiare di scompensare qualche altro aspetto e questo fatto mi può limitare per fare altri tipi di vie.
Certo che fino ad ora non l’ho mai fatto, però una volta acquisto sufficiente repertorio motorio ed un livello sportivo alto e consistente, non escludo che potrei farlo, nel momento in cui decida allora di tentare qualcosa di così super-massimo, da non aver la possibilità di farlo se non specializzandomi per quello. In questo caso, farò così e basta.

- Che forma di piacere ti apporta realizzare una via?

Quello di un obiettivo raggiunto, uno sforzo ricompensato una volta ancora, un lavoro ben fatto, il sapere che avevo ragione a pensare di poterlo realizzare.
Il maggior piacere però è soprattutto quello che provo durante tutto il processo completo: il cammino fino alla catena durante che dura per tutti i tentativi.
Dalla gioia del primo giorno, a quello della motivazione per aver fatto tutti i movimenti, oppure a quei momenti in cui ti rendi conto di quanto sei migliorata e che ogni volta sei sempre sei vicina a fare la via, e anche la soddisfazione di vincere la battaglia contro i momenti di dubbio, di mancanza di motivazione, di dolore e contro gli infortuni.
Credo che quello che mi piace dei progetti non è realizzarli ma combattere per realizzarli. Quello che impari e godi sul percorso fino al punto di incontrare i tuoi limiti ed essere forzata ad abbandonare, giungere a incontrare la tua parte più oscura, però riuscire a concentrarti per andare avanti, questo è il meglio di tutto.
E a volte non ce ne rendiamo conto.

- Preferisci scalare on sight o in lavorato?

Adesso di solito faccio più lavorato che on sight perché mi piace di più la sfida della maggiore difficoltà assoluta. Anche scalare on sight mi piace un sacco, ma per motivi di tempo e del mio stato di forma, preferisco farlo nei momenti di minor forza fisica, ed includo in questo l’età avanzata, ah ah ah.


- Per te è importante condividere la tua passione con gli altri?

Sì, per chi non lo è? La condivisione nutre in modo biunivoco. Perché le nostre passioni ci stimolano tanto, ma quando le condividiamo, le riviviamo, le rafforziamo, le arricchiamo, le estendiamo e così il circolo della nostra motivazione si chiude con più forza.
Adesso sono arrivata a un punto nella mia vita in cui ho bisogno di condividere tutto quello che imparo. Non so, mi rendo conto che così sono più felice, che la mia soddisfazione e più completa. Come diceva Alexander Supertramp: “Happiness is real only when shared”. E se parliamo di apprendimento, questo è ancora più vero. La costruzione del sapere in qualsiasi campo si basa su un meccanismo di cooperazione e di diffusione. Si tratta di un rapporto non a somma zero: tu vinci... gli altri vincono... tutti vincono.

- Eva climber ed Eva coach: è difficile gestire la tua energia per entrambi i ruoli?

Sì è difficile. Innanzitutto perche Eva climber ed Eva coach non sempre sono d’accordo. Quindi l’unica soluzione è quella di giocare ad avere una doppia personalità: Eva, la coach di Eva, deve comportarsi come se si trattasse di un’altra persona, per potere prendere delle decisioni oggettive, come se Eva climber fosse un’altra allieva e nello stesso modo, Eva l’allieva deve accettare la decisione della sua coach.
Poi c’è la questione di Eva coach degli altri... perché non è facile da combinare con il lato di scalatrice che dedica tutto il tempo possibile ad arrampicare ed allenarsi.
In verità dico sempre che vorrei avere parecchie vite... cosí avrei una vita solo per arrampicare, un’altra vita solo per investigare, un’altra vita solo per allenare gli altri arrampicatori e un’altra vita per pubblicare i risultati di tutto ciò che ho imparato nelle altre vite.
Mi rendo conto però di com’è meraviglioso avere il privilegio di poter mescolare tutto nella stessa vita! Perché la verità è che è molto bello godere dell’arrampicata prima, e successivamente in auto, ritornando a casa, analizzare quali metodi andrebbero bene per migliorare certi aspetti per poter arrampicare meglio, ed infine, arrivata a casa, leggere gli ultimi articoli inerenti, ideare un adattamento di quei metodi, applicarli a me stessa come climber, ricavarne conclusioni e alla fine applicarli ad altri... ed inoltre, dopo un po’, pubblicare quello che ho imparato e condividerlo con gli altri!

Gli esperti dicono che questo è l’apprendimento ideale: leggere, osservare oppure ascoltare, poi applicarlo in casi reali e alla fine esporlo agli altri.

I contro? Tutto il tempo che ogni ruolo richiede... mi piace fare le cose bene e, quindi, dedico molto tempo ad ogni ruolo.
Perciò per avere tempo e godere di tutto, devo organizzarmi molto bene ed essere molto disciplinata, devo conoscere bene quali sono i miei limiti e frenare in tempo per non soffrire gli effetti dello stress, perché altrimenti ciò che mi rende più felice, si trasformerà in fonte di infelicità e ansia. Mi è già successo qualche tempo fa e non succederà mai più.
Quindi quando vedo che non posso dedicare abbastanza tempo a tutto e che inizio a perdere il controllo, lascio da parte qualche aspetto e ne scelgo solo 1-2 per continuare. Perciò non posso allenare molta gente allo stesso tempo, né scrivere nel mio blog con molta frequenza, né rispondere puntualmente alle domande che arrivano via e-mail e per dedicarmi alla mia tesi dottorale devo riservare tempi in cui alleno poche persone oppure i momenti in cui sono infortunata. È così che vanno le cose.

- Alleni chiunque o scegli chi allenare in base a delle caratteristiche (quali?)?

Beh, sono gli altri che mi scelgono.
In generale, i miei allievi devono essere persone molto motivate, impegnate nel loro processo di apprendimento e miglioramento verso la realizzazione dei loro obiettivi. Oltretutto, ho bisogno di avere affinità con loro e con il loro progetto sportivo; è anche importante che loro abitino vicino a me oppure che possano visitarmi spesso, siccome la mia pianificazione del lavoro è molto personalizzata e faccio una supervisione di prima qualità. È per questo che non alleno nessuno a distanza, anche se così li posso consigliare puntualmente in certi aspetti molto concreti per e-mail o in chat, come di fatto sto facendo.

- E’ più importante la testa o il braccio?

Tutti i due, e anche tante altre cose! Il Tutto. Questo è l’importante davvero, capire che siamo un tutt’uno e che non facciamo mai nessuna azione isolata da un pensiero, un’emozione oppure un certo schema tecnico-tattico. Dunque se lavoriamo la forza mettendo tutto il nostro impegno, ci concentriamo, abbiamo completa fiducia nel prendere il buco lontano ed inoltre applichiamo bene ed efficacemente quella forza per mezzo della tecnica, e se prima, tatticamente abbiamo riposato nella maniera giusta nel riposo della via... sarà più facile fare una bella performance. Pertanto bisogna allenare tutto in tutte le azioni ed esercizi. Questo è l’ideale.
Il grande sbaglio è semplificare erroneamente, come si fa di solito, pensando che il problema è che la nostra mano si è aperta o che il nostro braccio non ha bloccato... quando forse quello che è successo è che l’appoggio del piede non era il migliore oppure non eravamo abbastanza concentrati nel mettere in tensione tutto il corpo per evitare che i nostri piedi scivolassero o a causa di una mancanza di equilibrio o per una sbandierata ecc. Vero è che non si può cavare sangue da una rapa, e una certa forma fisica è molto importante ma non è l’unico aspetto. Conosco molte arrampicatrici che non salgono le vie per mancanza di fiducia oppure che cadono perché non hanno abbastanza capacità di sforzo oppure per poca concentrazione nel lancio a causa di dubbi...

- Ci puoi dire tre regole fondamentali per eseguire un buon allenamento?
1. Lavorare per conoscersi ed auto analizzare continuamente se stessi e la propria attività;
2. Applicare i metodi, volumi ed intensità minime con le quali otteniamo miglioramenti;
3. Applicare carichi progressivi di settimana in settimana, di mese in mese e di anno in anno per continuare a migliorare

- Collabori con qualche rivista? Se sì, in che modo?
Sì, attualmente pubblico una rubrica sulla rivista Escalar nella sezione “Consultorio”, nella quale rispondo alle domande che mi pongono i lettori sull’allenamento per la scalata.
Ricevo inoltre proposte per pubblicare articoli su questo tema sulla stessa rivista e anche su alcuni siti internet.

- Nel 2005 sei stata la sesta donna al mondo a realizzare un 8c (“Nuria” nella falesia di Cuenca, ESP), poi, se non sbaglio, sei stata ferma a causa di un infortunio. Come sei riuscita a superare quel periodo? Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto?
Ebbene sì, senza dubbio è stata la tappa più dura di tutta la mia vita sportiva e certamente una delle più dure di tutta la mia vita. Come dicevano scherzando, si è trattato di “una stagione all’inferno”, come nel film…
Le lesioni e soprattutto i dolori mi perseguitarono per un buon anno e mezzo. Pensa che per molte settimane avevo riflettuto se cambiare sport, perché pensavo che comunque la mia schiena non mi avrebbe più permesso di andare tanto al limite come prima e questo fatto mi faceva soffrire tantissimo. Il dolore mi accompagnò praticamente in ogni minuto di ogni giorno e per molte notti per mesi e mesi … alcune volte la mia unica speranza era che finisse la giornata per non soffrire più.
Il mio mantra era una canzone di Bunbury “… se niente può andar peggio, fai un ultimo sforzo… spera che soffi il vento a favore…”
In realtà però tutto nella vita possiede una doppia faccia e non tutto fu negativo. Tutto ciò fu come una specie di “viaggio”, durante il quale appresi molte cose: imparai la pazienza, imparai a conformarmi, ad abituarmi al dolore, ad ignorare l’impotenza e la frustrazione, a vivere “un’altra vita” senza la scalata e con la riabilitazione a mettere a frutto miglioramenti assurdi, a motivarmi con altri obiettivi: scalare meglio piuttosto che più duro, scoprire il metodo più facile piuttosto che salire velocemente mentre gli altri ti suggeriscono tutti i movimenti; essere più efficace invece che più forte e più resistente, memorizzare le vie… c’è tanto da migliorare e anche se si è infortunati o si sta molto male fisicamente, ci si può “allenare”con molta qualità, è geniale!

In quel periodo quindi pensai che quest’infortunio mi avesse tolto tempo, tempo per allenarmi di più e chiudere più vie, però in cambio arricchì le mie risorse e la conoscenza di me stessa, e quest’aspetto compensò più del dovuto l’inconveniente.
In conclusione, tutto insegna. E così è la vita: qualsivoglia esperienza, tanto positiva quanto negativa, ci apporta moltissimo. E poveri noi se non la vediamo così. Abbandoneremmo o rinunceremmo subito.

- Hai realizzato da poco due 8b+: “Momento Payaso”, “Anita” a Otiñar (ESP) e White Zombie 8c a Baltzola, all’età di 39 anni e nel 2008 il tuo secondo 8c “Sumazero” a Cuenca: si migliora sempre?
Sì, se quello e il tuo obiettivo principale.
Una volta di più, il limite sta nella tua testa. Perché alcune volte non è che non osiamo tentare le cose perché sono difficili, è che non osiamo che siano difficili. Le “vediamo difficili”. Io penso che se lo desideri veramente, se desideri veramente progredire, già stai iniziando a migliorare poiché il primo passo per realizzare il tuoi sogni è “sognarli”. Quando lo fai, stai iniziando a trasformarli in realtà e questo ti regala una mentalità senza barriere, perché ci sono tante cose da migliorare. Perché inoltre, giorno per giorno, ti concentri su quest’aspetto e studi quali sono le tue debolezze tecniche, tattiche, psicologiche, fisiche; o quali errori commetti nel tuo allenamento, nel progetto che stai provando ecc. Successivamente viene già la parte facile, poiché una volta che sai dove sbagli, ti manca solo di decidere cosa hai intenzione di fare per migliorare questi errori. Inizi a lavorare per riuscire a farlo, continui a mantenere la concentrazione sull’analisi e l’individuazione dei miglioramenti e sui risultati che la strategia sta dando.
Ed effettivamente, giorno dopo giorno, continui ad osservare dei piccoli miglioramenti, poiché a volte sono millimetrici, però sono miglioramenti… e ti motivi, e quindi continui a lavorare, perché vedi che ci sono i risultati e che puoi farlo … e quindi un giorno ti rendi conto che sei migliorata tantissimo e continui ad essere motivata, e soprattutto hai molta fiducia sulla tua possibilità di cambiare alcune cose che ti impedivano di progredire, e lavori per ottenere altri miglioramenti ecc…
Focalizzarsi solo sul risultato, pensare solo a chiudere la via, o fare tal grado o vincere una gara, … sono motivazioni e obiettivi che possono frustrarci molto, ci fanno molto danno e ci demotivano facilmente.
Perché per esempio, sulla strada che porta alla realizzazione di una via, ci saranno molte cadute, e come le focalizzeremo se pensiamo solo a realizzare? Alcuni la chiameranno sconfitta, altri insuccesso, altri saranno anche più crudeli e diranno che non “servono”…
La maggioranza delle volte non sapremo rialzarci da queste cadute ed il peggio è che non scopriremo mai qual è stato l’errore che ci ha impedito di realizzare, e non ci renderemo conto invece che è semplicemente questione di darci un poco più di tempo per realizzarlo.
Se solo pensiamo che non abbiamo ancora chiuso la via, che siamo caduti di nuovo, e che non ne siamo capaci … quando la verità è che si è trattato del nostro migliore tentativo, o che scaliamo con maggiore precisione e determinazione che mai, o che solo due settimane prima cadevamo al primo passo…
Gli errori vanno presi come grandi opportunità di miglioramento, così come si deve cercare di individuarli e poi lavorarci su per risolverli.
La scalata è uno sport molto completo, nel quale non è importante solo l’aspetto fisico, ma anche quello tecnico, tattico, e certamente quello psicologico.
Ed è in questi ultimi tre che grazie alla capacità di apprendimento e alla plasticità del cervello possiamo migliorare di più, ed inoltre all’infinito. Possiamo sempre migliorare in questi aspetti.
Però bisogna lavoraci su: analizzarsi continuamente, stabilire degli obiettivi di miglioramento, stabilire lavori o esercizi per migliorare i lati deboli e gli errori, e ricominciare

- Obiettivi futuri:
Per l’aspetto fisico, sto lavorando per ottenere resistenza alla trazione ad alta intensità, resistenza di dita su prese piccole, per l’aspetto tecnico-tattico, il ritmo, nello psicologico, il mantenimento della concentrazione anche nel caso di distrazioni esterne come il tifo nei passi molto esplosivi come i lanci…
In quanto ai numeri, sto provando vari 8c e qualche via anche un po’ più dura, si vedrà…

- Cosa pensi delle competizioni?
Sono molto motivanti se le focalizzi bene come dicevo in precedenza. Possono essere una grande sfida e aiutarti ad apprendere molto, perché si tratta di una situazione molto precisa e stressante nella quale ti puoi mettere alla prova. Se però ti valuti esclusivamente in rapporto ai risultati, e come ti sei piazzato rispetto ad altri, è una fonte inesauribile di infelicità

- Sponsor?
Grazie a Roca e La Sportiva: ho tutto il materiale che mi occorre per praticare la mia attività!

 

Eva Lopez's Blogs:

eva-lopez.blogspot.com   eva-lopez-minipost.blogspot.com 

 

Muchas gracias por tu disponibilidad y cortesía.

Hasta luego e buenas escalada!

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